È un periodo. E fino a qui nessuno avrà poi molto da dire suppongo, no?
Va be’, cazzate a parte, è un periodo in cui mi capita, o mi capita più spesso del solito di riflettere su quanto, nella sua banalità sia incasinata la mia vita e, come corrispettivo, questo blog. Non che abbia quattro divorzi in ballo, tre lavori in nero e qualche cartaccia in Tanzania da nascondere. Nah. Molto più semplicemente ho troppi pensieri sparsi, troppi desideri poco chiari, troppe idee confuse.
Ma pensare alla propria vita è, ahimè, qualcosa di un po’ troppo complicato. Per ora limitiamoci al blog.
In un po’ d’insonnia mi sono messo a cazzeggiare e, guardando le vecchie categorie con un’aria vagamente analitica ho arricciato il naso, alzato le sopracciglia e sospirato un pacatissimo “Porca puttana, non si capisce una sega”.
Ma questo direi che è il meno. Quel che mi ha un po’ depresso, o perlomeno fatto sospirare (appena dopo il commento pacato, sì) è che le categorie su menzionate erano qualcosa come: attualità; notizie e politica – ora, francamente, mi sfugge la differenza sostanziale tra le due, ma avrete provato anche voi a mettere un po’ a caso per fretta o scarsa fantasia le categorie dei post no? no?! no. Ecco il problema – storie; racconti (idem come sopra), accademismo (aveva un senso, giuro che aveva un senso!), politica etc.
Ora, non è tanto la ridondanza o il numero eccessivo di categorie messe un po’ a caso che mi ha fatto sospirare. Non la disorganizzazione, non il caos (“Io prospero nel caos”, infatti. Cazzate) ma il fatto che beh, non ho trovato nulla di me in quelle categorie.
No, non voglio dire che i blog non debbano usare categorie classiche e tutto sommato utili quali “politica, attualità, sport o salcazzo” (magari evitate solo di mettere attualità e notizie come cose separate), no. Sono appunto comode: uno che si interessa di politica e, comprensibilmente, si sia un po’ rotto il mangotto della solita solfa di tv e giornali, magari cerca anche un’opinione altra pure tra i blog, e sarà ben grato a quelle categorie tanto ben organizzate. Solo, non è il mio stile. O meglio, sono proprio quello che s’è rotto il mangotto e che cerca altro e blabla, ma non sono, proprio per il mangotto, quello che è interessato ad aiutarvi in questo compito, se appartenete alla categoria di quelli che “cercano_news_altre_perché_hanno_il_mangotto_in_pezzi”. Oddio, così sembra un po’ da stronzi, e non è neanche del tutto vero.
Infatti… non è che non voglia aiutarvi, e tutto sommato anche io ogni tanto guardo il mondo dal mio piccolo e sporco oblò per dir la mia sulle “categorie classiche”. Però ecco, se appartenete a quella categoria là, io mi accorgo di non essere poi un granché.
E sono quasi, lentamente, arrivato al dunque. Dite di no eh?
Ok, ci arrivo ora: il dunque è che da un po’ mi sembra di seguire un percorso dettato da altri. Non solo nel blog, ma anche. E probabilmente non è neanche tanto relativo a ciò che ho postato ultimamente nel blog ma forse più a ciò che non ho postato, ma ho pensato. Che, per scrivere una cosa, la devi prima pensare, no? (Mah!) Solo che, se per pensare hai già impostato dei binari classici su cui far viaggiare i pensieri, ecco, finisce che arriveranno in un luogo… classico. Non che sia un male ma, ancora, non è il mio stile.
Ecco, quel che ho visto mancare a quelle categorie era esattamente questo: uno stile. Una personalizzazione. In fondo un blog dovrebbe averla, no? (e magari non solo, eh) O magari no. Ma facciamo che questo sì. O almeno ci si provi.
Peraltro, facendo questa riflessione sulla famose categorie di cui sopra, mi sono messo anche a sbirciare i post più vecchi e devo ammettere che, tutto sommato, li ho trovati meno scialbi. Avevano un briciolo di stile quelli. Non che fossero stilosi, no. Ma c’ero un po’ più dentro lì, almeno credo. Forse prenderò qualche spunto dal passato: in fondo serve anche a questo, no? Il passato, dico…
Ad ogni modo, per andare alla parte pratica del post: ho cambiato le categorie. Ora, a dire il vero, il senso di questo cambiamento non è tanto d’archivio – m’interessa meno sistemare i post passati – quanto progettare nuove direzioni. Più che ambiti sono quindi… prospettive.
Proprio per questo, forse la spiegazione e l’elenco delle nuove categorie che farò seguire ora, sembrerà poco fruttuoso e, andando ad aprirle in alcune si troverà davvero poco. Spero che con il tempo i frutti arrivino. Ma se non altro chiarisco un poco la “nuova” struttura del blog e mi chiarisco un po’ le idee anche io.
Ecco qua:
Apprendimento: il miglior modo che trovo di spiegare questa categoria è una citazione: “Oh, io sono un mezzo fallito. Il poco che so lo devo al mio professore, Albert Sorel. “Cosa vuol diventare?”, mi domandò. “Diplomatico.” “Ha una grossa fortuna?” “No.” “Può con qualche apparenza di legittimità aggiungere al suo cognome un nome celebre?” “No.” “E allora rinunci alla diplomazia.” “Ma allora cosa posso fare?” “Il curioso.” “Non è un mestiere.” “Non è ancora un mestiere. Viaggi, scriva, traduca, impari a vivere dovunque, e cominci subito. L’avvenire è dei curiosi di professione. I francesi sono rimasti chiusi in casa per troppo tempo. Troverà sempre un giornale che paghi le sue scappatelle.” (Jim, a Catherine e Jules) [Jules et Jim, 1962, F. Truffaut]
Il senso di questa categoria (ancora tutta da riempire) è discutere, raccontare e chiaccherare su metodi e contenuti da apprendere e, di più, modi per migliorare l’apprendimento. E restare curiosi sull’argomento. Ora, magari vi chiederete: ma chi mangotto sei per parlare di queste cose? Potrei rispondere che molto in teoria il mio campo è quello dell’insegnamento, e quindi dovrei essere piuttosto interessato all’argomento, ma preferisco dire: rileggetevi la citazione da Truffaut.
Dizionario “filosofico” di un emerito D… questa non è esattamente una nuova categoria: è un esperimento iniziato da un poco, ma a cui vorrei donare qualche sforzo in più. E che ho sottolineato nella struttura. L’intenzione è fare una “ricerca” sulle parole. E non trovo una via migliore di iniziare a parlare di una cosa, se non dal nome della cosa. Da ciò, dovrebbe derivare un tentativo di creare un piccolo vocabolario di parole “comuni e importanti” il cui scopo, pur giocando un po’ con l’etimologia, sia più che altro guardare le parole da un altro punto di vista e, quando possibile, raccontare una storia su queste parole.
Felicità\Walkabout parolona, decisamente una parolona. Un tema su cui, ancora, è difficile parlare. Per certe cose ci vuole tempo… e lui fa il prezioso, se la tira, sfugge. Però, tutto sommato, per certe cose il tempo bisogna trovarlo. “Chi ha il tempo? Chi ha il tempo? Ma se non ce lo prendiamo mai il tempo, quando mai lo avremmo il tempo? Senza enormi ambizioni, qui l’intento è … spendere tempo e parole, su niente meno che una ricerca della felicità. Del resto, è quel che facciamo tutti, no? Non che pretenda di trovare una soluzione, mi basta proporre riflessioni, spunti, e perché no, giochi, su questo tema (qui direi proprio nel senso musicale del termine). Nella categoria – per quanto ricordo il discorso della prospettiva più che dell’archivio – si trovano anche post che apparentemente non hanno proprio nulla a che fare con la felicità e, peggio ancora, talvolta sono pressoché incomprensibili. Questo per due motivi. Il primo è che sono convinto che la ricerca di un senso, non si possa trovare se non si esplora anche il suo contrario. Il secondo è che in questa categoria ho messo\metterò anche ciò che può attinervi anche più personalmente. Se la ricerca o l’inciampare nella felicità o nell’infelicità sono temi da cui nessuno sfugge, penso anche anche frammenti di vita (forse accuratamente codificati) ne debbano far parte. Per finire su questa categoria, manca il secondo termine: walkabout. Riprendo qui la tradizione aborigena per identificare il percorso individuale ed esistenziale a cui ognuno è chiamato. Ancora, credo che la felicità sia soprattutto una ricerca, un inseguimento, un inciampare su frammenti. Ed è su questo e di questo che vorrei scrivere.
L’opinione di un D… ebbene, in qualche modo il mio oblò e le mie categorie “classiche” le dovevo riprendere. Spero però di averle gerarchizzate e sistemate un po’ meglio e, soprattutto, di trattarle in seguito in modo più personale. Le sottocategorie di questo tema sono:
Cazzate… aaah, finalmente. Film e libri (va beh, mi sembra chiaro). Musica. Notizie e politica (ecco, ecco!) e viaggi.
Qualche volta, tali sotto temi sembreranno ospitare cose che c’entrano solo in parte col titolo della categoria, ma spero che questo dipenda dal ragionamento sullo stile di cui sopra. Altresì, be’, avrò sbagliato a clikkare.
Lavoro e contralavoro
la metodologia (che parolona!) di questa categoria è simile a quella relativa alle colleghe “felicità” e “dizionario”: è una ricerca. È un tema che mi interessa da un po’ di tempo a questa parte. E, cosa singolare, la curiosità relativa a questo argomento è saltata fuori per un intreccio di vie, di coincidenze. Per esempio, da appunti ripresi da vecchie letture, a più attuali consultazioni e, ancora, da conversazioni con un amico. Ora, detta così sembra un po’ idiota: chi non si occupa di lavoro? Ma, anche se fosse, come per parole come felicità, dolore e vita, non perché un argomento è sulla bocca e sul percorso di tutti non se ne deve parlare (non siate timidi!). Anzi. Preciso però che qui la mia idea non è tanto di offrire sbocchi o ragionare sul lavoro o sulle odierni condizioni… non ne sarei in grado e, come detto sopra, non credo di avere quella vocazione. Qui se ne parlerà in questo senso: che rapporto ha il lavoro con la vita? E con la felicità?
Racconti l’ordine alfabetico, implacabile, me la fa mettere come ultima categoria ma, come si può forse evincere dal titolo, non lo è in altri sensi. Fortunatamente per voi (e forse per me) qui c’è poco da dire: scribacchiare racconti è una mia passione, ed alcuni li passo qui sul blog. Questa sarà ovviamente la categoria che li ospiterà. Semplice e coinciso. V’è una sottocategoria: fiabe. L’ho aggiunta e per facilità di consultazione, e perché (purtroppo o per fortuna) è un genere che adoro.
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